Lee Cronin's The Mummy (2026)
Una piccola nota introduttiva. Il titolo del nuovo film di Lee Cronin potrebbe essere fuorviante, per non dire truffaldino, visto che di mummie non ce ne sono. Lo spettatore incauto in cerca di un film del terrore ispirato ai classici con Boris Karloff o Christopher Lee si troverà di fronte allo schermo pervaso da una straniante sensazione di sbalordimento oppure di delirio, quasi come aver assunto una piccola dose di acido poco prima dello spettacolo.
Sì, perché dopo i primi venti minuti in cui Cronin costruisce il plot del suo La mummia, ovvero una famiglia di stanza a Il Cairo per motivi lavorativi (il marito è un giornalista investigativo sulla cresta dell'onda) viene funestata dal rapimento della figlia minore, Katie (Emily Mitchell), portata via da una misteriosa fanatica già apparsa nel prologo, il film si chiude dentro quattro mura per trasmutare in un cupo psicodramma familiare che ricalca senza vergogna le opere precedenti del regista irlandese, ovvero The Hole in the Ground (2019) e Evil Dead - Il risveglio del male (2023). Anzi, senza paura di essere troppo cauti, La mummia è un remake spurio di Evil Dead Rise, in cui la degenerazione dell'istituto familiare procede di pari passo ad una progressiva escalation di sangue e fluidi corporei assortiti.
Il problema principale di un film come Lee Cronin's The Mummy è la mancanza di un centro, come si diceva una volta, poiché il regista sembra totalmente indeciso su quale registro adottare per la sua sanguinosa storia di possessione e vendetta; se i primi venti minuti sembrano percorrere il sentiero che conduce a Manhattan Baby (1982) di Lucio Fulci o Alla 39a eclisse (The Awakening, 1980) di Mike Newell, il resto procede sui binari assolutamente prevedibili della possessione in stile L'esorcista, The Ring, e finanche Hereditary , con il ritrovamento della povera bambina otto anni dopo gli eventi stabiliti dal prologo, rinchiusa in un sarcofago e trasformata in un essere orribile e vomitevole che ricorda per direttissima la mai dimenticata Zelda di Cimitero vivente (1989) di Mary Lambert. La paletta cromatica scelta da Cronin e dal suo direttore della fotografia Dave Garbett (già al lavoro su Evil Dead Rise) a base di toni ocra e oro, confonde lo spettatore nei passaggi tra Egitto e New Mexico, favorendo una continuità di luogo da una parte, ma distruggendo dall'altra l'unità di azione a causa di una eccessiva frammentazione degli eventi.
Cronin trascura la sceneggiatura, fidandosi del suo gusto eccessivo della messa in scena, dimenticandosi raccordi narrativi e personaggi, vedere il professore di archeologia interpretato da Mark Mitchinson, piazzato nell'economia narrativa giusto per rifilare al pubblico la abusatissima maledizione che dovrebbe svelare l'arcano , preparando così lo spettatore per un terzo atto delirante e privo di ogni freno "logico", nel senso che le premesse del plot vengono infrante da uno sbarramento di scene sanguinose e falsamente oltraggiose che dovrebbero épater le bourgeois, ma che, in realtà, provocano solo un pesante senso di fastidio e stanchezza con un profluvio di sangue, sputi e vomito senza soluzione di continuità. Se il "modello" d'ispirazione è puntualmente il cinema materico del primo Peter Jackson, l'omaggio è di fatto troppo piatto e scolastico, poiché il gore di Fuori di testa e Splatters - Gli schizzacervelli (ampiamente citato con il personaggio della nonna posseduta) è feroce e dissacrante nella sua ironia al vetriolo, mentre gli eccessi di Cronin sono contaminati da un cattivo gusto quasi imposto e fine a sé stesso, il che non deve essere necessariamente un male, ma rischiano di appesantire un'opera di per sé già troppo lunga (133 minuti, davvero, Lee?) e annichilita da un cast soporifero (anche se incolpevole, a causa del tono incerto voluto dal regista) incapace di veicolare l'orrore della mutazione come Lily Sullivan e Alyssa Sutherland in Evil Dead Rise.
Film straniante, sbilanciato, non completamente riuscito, Lee Cronin's The Mummy si inserisce in quella fetta di mercato fortemente voluta dalla Blumhouse e da Jason Blum, il quale continua a ritenere necessario riproporre gli archetipi del cinema horror senza mostrarli sullo schermo, quasi gli facesse schifo, perché obbligato a parlare d'altro utilizzando L'uomo invisibile, L'uomo lupo e La mummia come comodo paravento.
Quindi, anche in La mummia di Lee Cronin, non abbiamo una mummia e che cosa deve fare il povero spettatore per godersi una vera mummia a caccia di cristiani miscredenti? Non ci resta che piangere e ritornare per l'ennesima volta a pregevoli reliquie del tempo sepolto come Dawn of the Mummy (1981) di Frank Agrama, La Venganza della Momia (1975) di Carlos Aured o Exorcismus - Cleo, la dea dell'amore (1971) di Seth Holt e Michael Carresas.
Domenico "Belushi" Burzi
Lee Cronin's The Mummy
Regia: Lee Cronin
Anno: 2026
Interpreti: Jack Reynor, Laia Costa, May Calamamy, Natalie Grace, Shylo Molina, Billie Roy, Verònica Falcòn, Hayat Camille, Mark Mitchinson
Durata: 133 min.




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