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Notte Horror 2026: 976 - Chiamata per il diavolo 2 (1991)

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Se qualcuno  ha avuto per caso  il piacere di assistere alla puntata di Belve con Brigitte Nielsen , non si stupirà di certo del fatto che durante l'intervista con Francesca Fagnani l'ex moglie di Sly non abbia menzionato questo sublime parto dello specialista Jim Wynorski , ovvero 976 – Chiamata per il diavolo 2 . Un peccato, poiché si tratta del film più metacinematografico del regista originario di Long Island.  A questo punto, qualcuno là in fondo potrebbe cominciare ad alzarsi e lasciare la sala, perché, va bene tutto, ma glorificare Wynorski è un'impresa rischiosa pericolosamente vicina al limite dello squilibrio mentale. Tutto vero. Eppure nelle sue opere, le migliori come le peggiori, si respira un amore per il cinema incontestabile che passa da Roger Corman a Sergio Leone senza dimenticare per strada La cosa da un altro mondo , l'originale di Nyby/Hawks in bianco e nero.  Con 976 Evil 2 – The Atral Factor ci troviamo in un territorio al confine del d...

Notte Horror 2026: Carrie 2 - La furia (1999)

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  Nel 2000 Carrie 2 – La furia (1999) ovvero The Rage – Carrie 2 viene insignito dello  Stinkers Bad Movie Award nella categoria peggior seguito o prequel. Tuttavia, ci sono almeno tre ragioni per rigettare in appello l'infamante “premio” a forma di latrina ideato dai due “usceri” Mike Lancaster e Ray Wright . Ovvero: Katt Shea Ruben , Katt Shea Ruben e Katt Shea Rube n. E se non vi basta aggiungete pure Katt Shea Ruben . La pupilla di Roger Corman , già modella e attrice ( La regina dei Barbari e Psycho III , nientemeno) è una che ha imparato e messo da parte e possiede l'arroganza di cimentarsi con un capolavoro senza la timidezza di una matricola al primo giorno di scuola. Si, perché Carrie 2 – La furia non è quella cloaca massima che la vulgata impone, ma è un solido, finanche ottimo sequel che non ha paura di manipolare l'originale senza paura di ustionarsi. In realtà, il film nasce sotto ben altri auspici, con il titolo The Curse , rimanendo nel limbo per due an...

Lee Cronin's The Mummy (2026)

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  Una piccola nota introduttiva. Il titolo del nuovo film di Lee Cronin potrebbe essere fuorviante, per non dire truffaldino, visto che di mummie non ce ne sono. Lo spettatore incauto in cerca di un film del terrore ispirato ai classici con Boris Karloff o Christopher Lee si troverà di fronte allo schermo pervaso da una straniante sensazione di sbalordimento oppure di delirio, quasi come aver assunto una piccola dose di acido poco prima dello spettacolo. Sì, perché dopo i primi venti minuti in cui Cronin costruisce il plot del suo La mummia , ovvero una famiglia di stanza a Il Cairo per motivi lavorativi (il marito è un giornalista investigativo sulla cresta dell'onda) viene funestata dal rapimento della figlia minore, Katie  ( Emily Mitchell ), portata via da una misteriosa fanatica già apparsa nel prologo, il film si chiude dentro quattro mura per trasmutare in un cupo psicodramma familiare che ricalca senza vergogna le opere precedenti del regista irlandese, ovvero The Ho...

Kopis

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Trama:  Francesca è una ventenne di famiglia agiata che raggiunge la villa di campagna dei genitori assieme alle sue amiche Alice e Luisa per un weekend di eccessi in compagnia di tre ragazzi. Non sanno di essere spiati da una figura armata di un antico coltello sacrificale e dal volto coperto da una maschera, pronta a mietere vittime e trasformare una notte di svago in un incubo. Lorenzo Lepori è un regista dal gusto estetico raffinato, capace di sfidare l'esiguità di un budget (gli ottantamila euro che, sullo schermo, appaiono miracolosamente moltiplicati) attraverso una pulizia formale e una fotografia gelida, che richiama alla luce i fantasmi di un cinema che non esiste più. Non quello osannato della "Serie A della B", ma esponenti ben più oscuri e sotterranei, e per fortuna non solo italiani, evocati come demoni da una tavoletta Ouija alla Kevin S. Tenney . In Kopis , la lezione di Brian De Palma e del suo Vestito per uccidere viene filtrata attraverso la sensibi...

Funeral Home

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Vecchia visione su VHS Paragon , questo   Cries in the Night  (rititolato   Funeral Home  per la distribuzione USA nel 1982 a cura della Motion Picture Marketing ) dello specialista William Fruet è un'operina con molti difetti e tempi morti ma si ritaglia una bella nicchia nel mio pantheon cinematografico per svariati motivi. Prima di tutto perché starreggia Lesleh Donaldson , poi perché c'è Lesleh Donaldson e soprattutto per la presenza di Lesleh Donaldson , splendida ninfetta canadese del cinema horror   early eighties .  In ogni caso il film di Fruet, che è un autore che il sottoscritto apprezza molto in ambito  canuxploitation , può vantare, se non altro, una certa atmosfera opprimente e cimiteriale esaltata dalla bellissima partitura di Jerry Fielding e l'interpretazione spiritata di una professionista di lungo corso come Kay Hawtrey , che appare sempre sull'orlo di una crisi di nervi forse perché l'esaurimento nervoso le venne sul serio duran...

L'ora della violenza

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Non lo vedevo da vent'anni 'sto cazzo di The Substitute . Strano che non l'abbiano ancora tirato fuori per un papabile reboot o quel che volete, perché è proprio materiale adatto per una di quelle cosette alla The Equalizer (che ho cortesemente mandato affanculo, primi venti minuti a parte) ovvero protagonista taciturno e apparentemente innocuo che in realtà è un professionista dei calci nel culo. Dunque,  Tom Berenger è un mercenario disoccupato dopo una missione fallita a Cuba (è talmente incazzato che scaglia stellette ninja contro l'isola sulla cartina geografica) di ritorno dalla sua bella, Diane Venora , insegnante in una scuola di merda dove gli alunni non sono molto gentili. Anzi, la gang locale le fa spezzare una gamba da un tipo losco che sembra Steven Seagal (quello di oggi). Risultato, Tom non si scompone troppo e decide di improvvisarsi supplente per farla pagare ai bastardi, assistito dai suoi amiconi William Forsythe , Richard Brooks e Raymond Cruz ,...

Il ristorante all'angolo (1987)

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Quanta ignoranza in questo Blood Diner . Nel senso buono del termine, se mai ce n'è stato uno. Visto al cinema tantissimi anni fa, rimasi deluso (anzi, mi pare che mi incazzai proprio) perché il film non era quello che mi aspettavo, ovvero uno slasher violento e crudele speziato con un tocco di cannibalismo, così tanto per gradire.  Non mi accorsi ai tempi del substrato cultuale/underground portato di peso sul set da Jackie Kong e da Michael Sonye (sceneggiatore e frontman degli Haunted Garage ) né tantomeno mi immaginavo chi cazzo fosse il protagonista, Carl Crew . Ovvero un pazzo fottuto. E se un interprete, come avviene durante alcune bizzarre congiunzioni di pianeti, riesce a contaminare una produzione in modo tale da lasciare un marchio quasi indelebile sul risultato,  non saprei quale altro testimone chiamare alla sbarra, se non il vecchio Carl Albert Crew classe 1961,Vostro Onore. Al di là del gigantesco omaggio a Blood Feast e in generale al cinema brutto, sporco...